Le cinture del Taekwondo
  • Bianca (10° KUP): Non propriamente considerata come grado,in quanto tutti coloro che iniziano a praticare il taekwon-do sono cinture bianche.
  • Bianca superiore (9° KUP): Rappresenta l'ingenuità dell'allievo verso quest'arte.
  • Gialla (8° KUP): Rappresenta la terra, dove la pianta (l'allievo) mette le sue radici.
  • Gialla superiore (7° KUP).
  • Verde (6° KUP): La pianta inizia a germogliare. L'arte comincia a svilupparsi nell'allievo, che ha imparato alcune tecniche.
  • Verde superiore (5° KUP).
  • Blu (4° KUP): La pianta ormai è cresciuta ed è rivolta verso il cielo, simbolo della cintura. nell'allievo il taekwondo diventa importante e progredisce.
  • Blu superiore (3° KUP).
  • Rossa (2° KUP): rappresenta il tramonto di una giornata, per l'allievo la fine di un tipo di allenamento. La cintura rossa è anche un segnale di pericolo: le tecniche possono diventare pericolose, è indispensabile l'autocontrollo.
  • Rossa superiore (1° KUP).
  • Nera (1° DAN e successivi): rappresenta la notte. Per l'allievo inizia un nuovo metodo di allenamento sia fisico che mentale. Questo grado rappresenta anche l'impenetrabilità alla paura, alle tentazioni e al male. Il colore nero racchiude tutti i colori delle cinture precedenti.
Fonte Wikipedia
Le origini del Taekwondo

Secondo alcuni ricercatori, le prime notizie giunte fino a noi riguardo al Tae Kwon Do, risalgono ad un periodo situato intorno al 50 a.C.. 

Inizialmente esso sarebbe stato praticato in una forma originaria chiamata "Tae Kyon", derivata dalla fusione di alcune tecniche di lotta coreane e del "Kempo" cinese. 

Come prova di questa datazione, vengono utilizzati i dipinti murari presenti in una tomba reale della dinastia Koguryo (37 a.C.- 668 d.C), raffiguranti due uomini durante un combattimento a mani nude. Altri ricercatori non condividono questa ipotesi, secondo questi ultimi, infatti, i dipinti tombali del 50 a.C. rappresenterebbero semplicemente due persone nell'atto di danzare.

Intorno a quel periodo la Corea era suddivisa in tre regni: 

Il regno Koguryo (37 a.C.-668 d.C),che si estendeva nella valle del fiume Yalu. 
Il regno Paekje (18 a.C.-600 d.C), sviluppatosi nel sud-ovest della penisola coreana. 
Il regno Silla (57 a.C.-936 d.C), il più piccolo, localizzato nella pianura di Kyongju. 
Nonostante le prime forme di Tae Kwon Do abbiano con tutta probabilità avuto inizio nel regno Koguryo, fu il regno Silla a promuovere lo sviluppo di quest'arte marziale.

Il regno Silla, più piccolo, meno potente e meno armato rispetto ai due regni confinanti, viveva sotto la costante minaccia di un'invasione militare. Divenne quindi necessario addestrare uomini capaci di salvaguardare l'integrità dei confini del regno. A questo scopo, nei primi anni del VI sec. d.C., sotto il regno di Chin Heung, ventiquattresimo re di Silla, venne fondata un'organizzazione giovanile, chiamata Hwa Rang Do, costituita reclutando i giovani tra i 16 e i 20 anni provenienti dalle famiglie nobili.

Fu da questa organizzazione giovanile che venne fuori il Generale Kim Yu Shin, artefice dell'unicensurazione della Corea sotto una sola corona nel 668 d.C., in seguito alle vittorie riportate contro i regni di Koguryo nel 670 d.C. e di Paekje (668 d.C.).

Lo scopo della Hwa Rang Do, (Hwa= fiore, Rang= giovane), era quello di formare i futuri dirigenti e condottieri militari del regno Silla: essi dovevano imparare sia l'arte del governo, che quella del combattimento, per far questo essi si dedicavano alla pratica delle varie arti marziali.

Fu grazie a questi giovani che il "Tae Kyon" prese definitivamente la forma di un'arte marziale trasformandosi lentamente in Tae Kwon Do.

Oltre alla pratica delle arti marziali, la fomazione dei giovani comprendeva moltre altre discipline come la storia, la morale Buddhista, l'etica, la dottrina filosocensura Confuciana, il cavallo, la spada e la strategia bellica. La vita nell'Hwa Rang Do si basava sui cinque principi di condotta stabiliti dal monaco buddista Won Kang: 

essere fedele al proprio sovrano 
essere obbediente ai propri genitori 
essere leale con i propri amici 
non ritirarsi mai in battaglia 
non uccidere senza un giusto motivo 

I cinque principi di condotta Hwa Rang Do, stabiliti da Won Kang, sono ancora presenti nel Tae Kwon Do moderno sotto questa forma: 

fedeltà alla proprio patria 
rispetto per i propri genitori 
fedeltà alla propria sposa 
rispetto per i propri fratelli 
lealtà verso i propri amici 
rispetto per gli anziani 
rispetto per i propri insegnanti 
non uccidere senza un giusto motivo 
possedere uno spirito indomabile 
fedeltà alla propria scuola 
terminare ciò che si inizia

I principi del Taekwondo
  1. Avere la volontà di progredire qualsiasi siano le difficoltà incontrate.
  2. Essere gentile con i deboli e duro con i forti.
  3. Portare sempre a termine ciò che si è iniziato, grande o piccolo che sia.
  4. Essere il maestro a disposizione di tutti, senza tenere conto della religione, della razza o delle ideologie degli allievi.
  5. Non cedere mai alle oppressioni o alle minacce quando si sta perseguendo una nobile causa.
  6. Insegnare l’attitudine e l’abilità, con atti e non con parole.
  7. Essere sempre se stesso in qualunque circostanza.
  8. Essere il maestro, che insegna con il corpo quando è giovane, con le parole quando è vecchio e con i principi morali quando è morto.
Gen. Choi, Hong Hi

Cortesia  Pazienza  Lealtà  Autocontrollo
Tesi per esame di promozione a VI dan

Roma, 13 maggio 2006

Utilità della pratica sportiva del TaeKwonDo
nell’impostazione e allenamento della difesa personale
Di Massimo Rota

Negli anni ’70, nella seconda metà dei quali inizia la mia esperienza, il TaeKwonDo veniva vissuto e praticato secondo quelli che erano e sono gli stereotipi tipici delle arti marziali, dove disciplina, tecnica ed anche ricerca introspettiva lasciavano ben poco spazio all’applicazione sportiva.

Erano anni in cui l’allenamento ruotava intorno alla pratica delle poomse, attraverso le quali si ricercava un affinamento costante della tecnica e della sua automazione; parte importante la rivestivano anche gli schemi di difesa personale, combattimento corpo a corpo che aveva ben poco di agonistico ma che ricercava una profonda preparazione psico-fisica agli imprevisti della vita.

C’è da dire che già in quegli anni il sogno olimpico si faceva strada negli appassionati dell’arte coreana, ma soprattutto nei vertici della federazione mondiale che era appena nata; questo comportò una progressiva enfatizzazione della competizione con una ricerca sempre più approfondita di regolamenti che la rendessero avvincente e spettacolare.

Questo processo comportava quella che tecnicamente viene chiamata ‘specializzazione’, ovvero l’allenamento doveva incentrarsi sempre più su quelle che erano le prerogative specifiche della versione sportiva, versione che, obbligatoriamente, non prevedeva quelle caratteristiche dell’arte marziale incentrata sulla difesa personale e combattimento corpo a corpo globale.

La fine degli anni ’70 vide perciò il ridimensionamento dell’aspetto più tradizionale a vantaggio della pratica sempre più focalizzata allo sport; prese, leve e proiezioni furono accantonate a vantaggio completo delle tecniche principi del TaeKwonDo: i calci, eseguiti in tutti i modi, e le cui esecuzioni verranno, fino ai nostri giorni, continuamente evolute arrivando alla sublimazione di una unicità irraggiungibile nel mondo variegato degli altri stili di combattimento.

Si può quindi affermare, come fanno i detrattori della nostra affascinante disciplina, che ormai il TaeKwonDo non ha più alcuna valenza di difesa personale? La risposta è assolutamente no, mi sento di poterlo escludere con forza e, anzi, ritengo di poter dimostrare con semplicità che, proprio grazie alla pratica della versione sportiva, questo aspetto trova maggiore impulso ed efficacia.

Analizziamo brevemente le caratteristiche e le abilità che vengono allenate con l’addestramento al combattimento agonistico.

In primo luogo alla base di qualsiasi disciplina sportiva di situazione, ovvero aciclica, c’è la ripetizione continua e ripetuta nel tempo del gesto tecnico, al fine di automatizzare quest’ultimo ed annoverarlo nel bagaglio degli schemi motori complessi dell’atleta; ulteriore passo è quello di variarlo, facendo sì che la tecnica sia sempre più affinata ed adattabile al mutamento degli stimoli esterni; per ultimo, tralasciando molti altri aspetti dell’allenamento sportivo tra cui il condizionamento fisico, la continua mutazione proprio di quest’ultimi, facendo sì che la risposta motoria sia abbinabile automaticamente al più alto numero di input derivanti da movimenti dell’avversario.

Riassumendo, l’allenamento sportivo porta all’automatizzazione di gesti tecnici sempre più sofisticati, velocemente adattabili al variare degli stimoli esterni e quindi alle situazioni di pericolo.

Non sono forse queste le stesse caratteristiche che necessitano ad una difesa personale efficace in caso di aggressione? 

Per finire, un’ulteriore caratteristica va presa in considerazione: la pratica sportiva prevede l’uso di protezioni che tutelano le parti del corpo definite ‘punti validi’ ed anche quelle zone che, più o meno fortuitamente, potrebbero essere colpite e danneggiate, questo comporta da una parte l’abitudine al contatto fisico senza l’obbligo di controllare la tecnica, dall’altra l’abitudine di dover colpire solo obiettivi limitati e quindi un aumento della difficoltà.

Ne consegue che, in assenza di protezioni e di limiti imposti, il praticante di TaeKwonDo è in possesso di un bagaglio tecnico e di abilità psico-motorie che, in caso di necessità, possono risultare devastanti e di sicura efficacia.

Ritengo di aver dimostrato la mia tesi, frutto anche di quasi vent’anni d’insegnamento della nostra amata disciplina.

Un particolare ringraziamento al mio Maestro, Yoo, Suck Ryul, presenza costante nella mia vita ed esempio di elevate qualità umane al quale va il mio affetto di figlio.